THE STROKES "Room On Fire" (BMG) Se non si tratta del disco più atteso di tutta l'annata, poco ci manca. Clamoroso (e comico) il trattamento riservato alla stampa specializzata, che ha potuto ascoltare l'album in anteprima in stanze rigorosamente blindate. Paradossalmente il platter era già stato ampiamente downloadato dagli appassionati. In ogni caso, sono fiorite le copertine, i titoli di 'disco del mese', laddove il cronista di turno ha dovuto arrampicarsi sugli specchi per giustificare l'acquisto di tale 'imperdibile' "Room On Fire". Perché di capolavoro non si tratta, bensi' di album di transizione. Casablancas e compagni non hanno cambiato una virgola del loro stile, ma la qualità delle canzoni é inferiore al confronto con l'ottimo tomo di esordio. Si avverte meno urgenza espressiva, si percepisce un certo rilassamento melodico, anche perché "ROF" é disco curato nei minimi dettagli (cfr. le parti soliste di chitarra) e figlio di una pressione planetaria di indubbio calibro. I centri non mancano, in ogni caso, a cominciare dalla ficcante "Reptilia", nervosa e vibrante come si conviene, oppure da "Automatic Stop", minimale e contagiosa. Il bello degli Strokes sta nella loro essenzialità: non più di 2/3 minuti a brano, lungaggini abolite, si punta dritto al sodo, al cuore del rock'n'roll. Il calo compositivo si avverte soprattutto nella parte centrale del platter, "Under Control" e "The End Has No End" lasciano un po' il tempo che trovano. Buono infine l'epilogo, con "The Way It Is" e "I Cant Win" a recuperare lo smalto migliore. Luci ed ombre, pertanto, ma "ROF" non dispiace all'ascolto. Chi li ama, continuerà a seguirli con passione, chi li detesta, li odierà ancora di più. E' chiaro che gli Strokes non sono dei miracolati, e fanno la loro cosa alla loro maniera: il risultato non é disprezzabile, ma onestamente si é ascoltato di meglio nell'arco degli ultimi dodici mesi. Michele Dicuonzo