STROKES-ROOM ON FIRE (Rca). Secondo posto de "I cento dischi dell'anno". VELVET VIRATO MOTOWN, IL NUOVO ROCK E' QUI. Basta ascoltarle due volte e le canzone di Room On Fire si sono già infilate sotto la pelle. E vibrano. Il disco più atteso e (già) chiacchierato dell'anno dura 31 minuti e contiene 11 tracce che potenzialmente sono 11 singoli. Gli Strokes masticano idee a ritmo vertiginoso. Poi le infilano in canzoni brevissime (Reptilia, Automatic Stop, 12:51). In due minuti e mezzo citano di tutto, da Lou Reed alla Motown, e raccontano New Yorck con la stessa indolenza colta dell'era dei Velvet Underground (You Talk Way Too Much). Rispetto al cd d'esordio i ritmi sono rallentati, ma l'effetto finale è ancora più ipnotizzante. L'acceleratore va giù solo alla fine (I Can't Win) ma gli Strokes hanno inventato un modo di essere: accessibili in superficie, esplosivi già un centimetro sotto la pelle. Suonano meno "garage" dei White Stripes, ma alla fine è prorpio la loro falsa serenità a stravolgere le regole. Un po' come i Velvet dell'era Waiting For My Man: non rabbia, ma inquietudine. E' in più possono vantare una straordinaria faciltà nello scrivere canzoni contagiose come virus, un suono inconfondibile e un batterista (Fabrizio Moretti) straordinario. Il tempo è dalla loro parte. Andrea Silenzi.