*piccolo avviso: più che di una recensione del concerto si tratta di un "racconto" molto personale di quello che è successo a Torino quel giorno. Essendo pure molto lungo e mieloso, non è consigliata la lettura agli sfaticati e ai diabetici!* 15 luglio 2006... e la vita non è più la stessa! Quando vivi un'esperienza simile, quando ne fai parte, non puoi semplicemente svegliarti la mattina e lasciartela alle spalle come se niente fosse. Perchè è come una ferita che brucia, e continua a far male... La consapevolezza di non poter tornare indietro scava dentro di te e non ti dà pace. E giuro, non ne sto facendo una tragedia, ma è realmente così... perlomeno ora. Ancora non posso crederci nemmeno io. ma è così. Se avessi sentito qualcuno parlare così, prima di quel 15 luglio, probabilmente avrei pensato che fosse pazzo o maniacale fino al midollo. Ma poi qualcosa è scattato... quella mattina, in treno, qualcosa mi è scattato dentro. Ogni km che mi avvicinava alla meta era come una pugnalata in pieno petto. Fino a quel giorno non pensavo di tenerci così tanto a qusti 5 ragazzi newyorkesi. Ok, detto dalla webmaster dell'unico sito italiano potrà suonare un po' assurdo ma... in tutta sincerità, non ho mai capito cosa mi spinse a fare un sito su di loro, due anni e mezzo fa. L'ho capito il 15 luglio, e ora ringrazio il cielo di averlo fatto! E per questo motivo, con un po' di rammarico, so che per quanto possa impegnarmi, le mie parole non riusciranno mai a far comprendere davvero a chi non c'era quello che è accaduto quella notte. Ci tenterò ugualmente, rendendo il racconto più personale possibile per cercare di dipingere al meglio quella giornata. Eravamo rimasti al viaggio in treno... beh, bene o male, nel pomeriggio si riesce a toccare il suolo torinese. Non resta che trovare l'autobus giusto... già, ma dove l'hanno nascosta la fermata?! Dopo quasi un'ora, e con un po' di fortuna, vediamo l'autobus passare e lo inseguiamo (fortunatamente era arrivato al capolinea!). In un modo o nell'altro arriviamo alla Pellerina... *ma porc!, la traccola mi ha sporcato di nero la maglia! maledetta... ma porc!, mi si è rotta la tracolla! grrr...* Vabbè, "per gli Strokes subirò questo e altro", dico fra me e me tentando di mantenere la calma. Almeno incontro subito i ragazzi del forum e mi sento un po' meglio, nonostante continui a maledirmi per quella tensione che non mi permette di godermi la compagnia di persone che aspetto di incontrare da anni... Il momento intanto si avvicina... sono circa le 18:00 quando iniziamo a tenerci pronti per la corsa alla prima fila. Un momento!, ecco che tutti all'improvviso partono alla conquista delle transenne... io mi avvicino lentamente, un po' scoraggiata, un po' sapendo che cacceranno via tutti. Così è, ma ora rimaniamo tutti in attesa del nuovo scatto, ben consci del fatto che sarà quello vero e fatale! Tre, due, uno... decidiamo che è il momento giusto e il centometrista che è in me si scatena e lotta per la sopravvivenza... chi l'avrebbe mai detto, mi ritrovo in prima fila davanti al posto di Nick! Non ho ricordi dal momento dello scatto all'arrivo alla transenna, credo di essermi trovata lì per miracolo! La ressa è tanta che dovremo spingere fin dall'inizio per mantenere il nostro posto. Il caldo e la sete ci danno di che penare, ma riusciamo a ingraziarci un uomo della security che ci farà parecchi favori... la dimostrazione che anche loro hanno un cuore, grazie Christian! Arriva il tour bus degli Strokes, e noi iniziamo a delirare nel toto-azzeccaqualeStrokecomparedietroilteloscurissimodelpalco... Per fortuna scende la sera, noi ci "calmiamo" e sale sul palco Joan as the police woman. Dà il meglio di sè ed è pure bravetta, ma non è certo la spalla più adatta per gli Strokes. Per lo meno la sua esibizione dura poco... ci rivedremo in un'occasione migliore, mia cara poliziotta! Ora si inizia a respirare a fondo, questione di poco tempio e saranno LORO a salire su quel palco... ma sarà vero? Inizio a dubitare, inizio a credere che mi abbiano presa in giro ed ora salga sul palco Pupo! Ma non è così, quell'insopportabile musica reggae di sottofondo all'esasperante attesa viene sfumata e le gambe iniziano a tremare mentre li vedo salire la scaletta dietro lo stage. Ed eccoli, i fab5 sono a 2 metri da te... "com'è possibile?" ti chiedi. Ma non c'è tempo per pensare, nè tantomeno per cercare risposte simili, perchè subito ti arriva addosso l'ondata di Juicebox, che prima ti travolge e poi ti lascia senza respiro. Nel giro di pochi secondi mi ritrovo a cantare a squarciagola qualsiasi parola pronunciata da Julian, quasi non sento la sua voce... Sento piuttosto la calca dietro di me, ma impassibile mi pianto per terra e mi aggrappo alla transenna... a fine concerto mi ritroverò esattamente allo stesso punto dell'inizio... un applauso, grazie! L'onda d'urto di Juicebox si ritira, neanche il tempo delle presentazioni e dei saluti, ed ecco che arrivano subito le note di "The end has no end". Da questo momento in poi non capisco più nulla... o meglio, mi rifiuto di capire e mi lascio andare! Ogni tanto mi giro verso il megaschermo alla mia sinistra e nelle inquadrature panoramiche vedo che siamo tanti, siamo veramente tanti... e me li sento tutti addosso! Non mi aspettavo davvero un'accoglienza simile per gli Strokes... loro stessi già ridevano imbarazzati quando stavano salendo sul palco, dopo tutto il rumore che avevamo fatto nel pomeriggio durante l'attesa! A momenti quasi mi sentivo "orgogliosa", gli abbiamo dimostrato che i fan italiani non meritano così poca attenzione, ma che anzi li sostengono tanto quanto gli altri e per questo dovrebbero essere rispettati un po' di più. E glielo abbiamo urlato in faccia tutto questo, cantando come degli esaltati ogni singola canzone. Sorrido fra me e me, pensando ai ragazzi della security che prima del concerto ci vedono come degli agnellini supplicanti per un po' di aiuto, e poi assistono alla nostra trasformazione in belve da palcoscenico, sudate e assatanate! Vorrei urlare loro: "Questa non sono io, scusate! Non so proprio che m'è preso!!" Ma tant'è... la scaletta continua a stupirci e sui pezzi di "Is This It" l'entusiasmo è veramente alto. Sono cresciuti questi ragazzi, e canzoni come "Someday" o "Last nite" hanno raggiunto un livello inimmaginabile. E non è un'impressione dovuta al delirio o al fanatismo, ma è la pura e semplice verità. Sentire questi pezzi su disco ora è quasi impossibile, per quanto erano potenti dal vivo! Tra una canzone e l'altra, il pubblico si dilunga a rendere omaggio ai 5 artisti... il coro più unanime e ben riuscito è quello per il semi-torinese Fabrizio, il quale si alza incredulo per ringraziare... Ma anche noi nel nostro piccolo ci diamo da fare per portare a termine la nostra missione e con fatica ma decisione riusciamo a urlare a Niko l'ormai celeberrimo "Yo Nikolai!". Al che lui, sorpreso, esce dal suo cono d'ombra per ringraziarci, ancora alquanto perplesso ma visibilmente compiaciuto, eheh... All'improvviso restano sul palco solo Jules & Nick, ed entra in scena il mellotron... e chi se l'aspettava "Ask me anything"! E dopo una canzone simile ecco che arriva subito la sferzata rinvigorente di "Vision of division". Un muro impenetrabile di chitarre e un Julian come non ce lo saremmo mai immaginato (e con questo non mi riferisco allo stato di semi-sobrietà!). Ma, cosa succede? Finisce "Reptilia" ed è già tempo di uscire dal palco per il bis?? E vabbèh, accontentiamoci e iniziamo a richiamarli indietro... Ecco che torna Nick, prende la sua fedele chitarra e... inizia a suonare "Seven nation army"?? Al pubblico italiano non sembra vero e subito si alza il coro di "poooo popopopopo poooo", mentre Fab e Niko arrivano ad accompagnare Nick in questo tributo alla nostra stupidità... Arrivano anche Julian e Albert, il siparietto si conclude e si torna alle cose serie... più che serie, serissime! Perchè quella che sta iniziando è proprio "New York City Cops"! Cose da non credere alle proprie orecchie... soprattutto quando la seconda canzone del bis si è rivelata essere "Take it or leave it"! Qui siamo veramente a un punto di non ritorno, la folla è incontenibile più che mai. Non so come ancora riesco a cantare e all'ultimo ritornello penso seriamente che se mi sgolo di nuovo non sarò più in grado di parlare. Ma "ne vale la pena", mi convinco, e butto fuori tutta l'aria che mi resta in corpo... e poi tutto finisce. Gli Strokes salutano, questa volta per sempre, e dopo che il pubblico si è diradato noi tutti ci ritroviamo di fronte al palco... storditi, sudati, persi... ma con gli occhi che brillano e l'emozione tangibile di aver vissuto un'esperienza simile. In questo stato ci avviamo verso il backstage e, stesi sulla collinetta del parco, osserviamo i nostri eroi muoversi tra un buffet e l'altro... Siamo ancora tutti increduli e devastati, ma sento che ora come ora non vorremmo che sentirci così per sempre, fermare il tempo. Con una gioia tale nel petto da non riuscire neanche a parlare, per non rovinare questi momenti, che non necessitano di parole... Ecco, lo sapevo, sono diventata assurdamente smielata, retorica e forse anche banale... Ma cosa volete che vi dica, è quello che si rischia quando ci si mette in testa di riportare eventi di una tale portata emotiva. Assistere a un concerto simile, non è mica cosa da tutti i giorni! *Purtroppo*, aggiungerei... *SCALETTA DEL CONCERTO: Juicebox The end has no end Red Light The modern age Heart in a cage Electricityscape Is this it Ize of the world Someday Hard to explain You only live once Last nite Ask me anything Vision of division Reptilia New york city cops Take it or leave it