STROKES 18/12/03, Roma, Palacisalfa The Strokes: c`e del genio dietro il piu pubblicizzato fenomeno musicale dei nostri tempi o e l`ennesima grande truffa del rock`n`roll? L`ultima data del tour, ieri sera a Roma, unico concerto in Italia, dice che la verita, ancora una volta, sta nel mezzo. Nella notte in cui la Capitale ospita anche i concerti di Elton John e Alex Britti, il colpo d`occhio del Palacisalfa e confortante. Sono soprattutto giovanissimi quanti hanno preferito l`appeal di Julian Casablancas e soci al lussuoso juke-box della popstar inglese e al voce, kitarra e piede dell`artista di casa, di scena rispettivamente al Palalottomatica e all`Auditorium. Tra il pubblico sono tantissimi i cloni del frontman, caschetto di capelli un po` in disordine e giacca attillata d`ordinanza. L`adozione collettiva di un look e ancora il segno della potenza del fenomeno. I ragazzi si scrutano, si studiano. Ma quando le luci si spengono lasciando che un fascio rosso inondi il palco gli occhi sono tutti per loro, gli Strokes. Che non faticano di certo a farsi ammirare. La loro immagine ha fatto il giro delle copertine musicali di tutto il mondo e anche stasera e l`arma in piu dei newyorkesi. Julian Casablancas, tratti bambineschi che scatenano fremiti nelle ragazzine, spicca al centro del palco con una giubba nera orlata di rosso. I due chitarristi Nick Valensi, giacca rossa e t-shirt bianca, e Albert Hammond Jr, in completo grigio, si stringono ai fianchi del frontman. Il bassista Nikolai Fraiture si piazza all`estrema sinistra: gile di tessuto azzurro su camicia bianca, ricorda tanto Roger Waters in una foto dei primi Pink Floyd. Il batterista Fabrizio Moretti domina la scena su un piano rialzato alle spalle della prima linea. Ma l`immagine non e tutto. L`appeal mediatico, semmai, e diventato un handicap per una formazione capace di sfornare due album di canzoni brevi, non sforano i tre minuti, assolutamente irresistibili. Il set inizia con Reptile, il brano piu sporco del recente Room On Fire, un pallido garage che riesce persino a ricordare gli U2 degli esordi, quelli di Out Of Control per intenderci. Accostati sulle prime ai Velvet Underground e ai Television, gli Strokes palesano altre sfumature per un affresco sonoro che rifugge il paragone con gli inavvicinabili maestri. Come non pensare ai Cure di Close To Me, ad esempio, ascoltando il break chitarristico di Valensi in Someday. E la voce di Julian rivela persino una somiglianza con il timbro di Jim Morrison nelle strofe dell`inno punk-rock New York City Cops. Secondo brano in scaletta e Alone Together, uno dei piu amati dell`album d`esordio Is This It, tanto da battezzare il fan club degli Strokes. Poi Julian saluta il pubblico: Buonasera romani - biascica il cantante -, questo e l`ultimo concerto del tour, e una serata speciale. E questa e dedicata a un amico. la canzone e I Can`t Win, irresistibile brano di chiusura di Room On Fire. Il boato e scontato quando le prime note annunciano l`hit 12:51, cantilena tanto familiare giocata sull`unisono tra la voce di Casablancas e la chitarra di Valensi. Dal vivo le canzoni esaltano la platea, ritornelli di fortissima presa che attingono ai languori high school (Automatic Stop e Under Control), filtrano gli Stones (Between Love & Hate), riescono persino a fare propria Over The Rainbow in salsa punk-rock (Hard To Explain), sfiorano il rockabilly (Last Night), omaggiano le geometrie soniche dei maestri Television (Is This It). Un sound che deve il suo impatto al serratissimo incastro ritmico tra le chitarre di Valensi e Hammond Jr, ma il cui motore e Fab Moretti, un metronomo di altissima precisione, che passa dal secco 4/4 tutto cassa di The Modern Age a scansioni in controtempo o veloci cassa-rullante-charleston senza tradire incertezze. di Paolo Gallori