STROKES 10/12/2003 - Paris (Zénith) Attendevo questo concerto con un certo nervosismo: nonostante un secondo disco non trascendentale (alcuni pezzi ottimi, altri meno), i newyorkesi mi avevano comunque marchiato a fuoco col loro stupendo "Is This It". L'idea di rivivere in sede 'live' le emozioni di quelle canzoni mi ossessionava già dalle sere precedenti, al punto che presagivo quello che sarebbe poi successo una volta giunto sul 'luogo del delitto'. Ma andiamo con ordine. Serata fredda, arrivo allo Zénith con buon anticipo, immaginando la ressa dei fan in attesa all'ingresso. Il concerto é peraltro 'sold out' da una ventina di giorni. La struttura é francamente imponente, ed una volta all'interno spicca il colpo d'occhio del pubblico (ci saranno 7000 persone). Fighe mostruose si trascinano un po' dappertutto. C'é già un sacco di gente davanti, decido di forzare il passaggio per arrivare alle prime file. Con la determinazione del caso, mi piazzo a quattro metri dal palco, giusto in tempo per l'ingresso dei Kings Of Leon. Il pubblico sembra apprezzare, in molti si agitano seguendo il ritmo dei riff di questi giovanotti e parecchi cantano: in tutta franchezza, il gruppo non mi aveva impressionato su disco e li trovo appena sufficienti dal vivo. Si danno da fare, l'esecuzione é tirata e puntuale, ma mancano di esperienza, di polso, non c'é nulla che li distingue da una qualunque rock band 'sudista'. E poi io sono venuto per gli Strokes. Il set dei KOL dura una trentina di minuti, gli astanti applaudono, loro ringraziano contenti e se ne vanno. Le luci si riaccendono, e la gente comincia a spingere: inutile, tanto più che Casablancas & C. saliranno sul palco solo 25 minuti più tardi (verso le 22:30). Comincia a far decisamente caldo, qualcuno abbandona il posto pazientemente conquistato per andare a recuperare una birra. Ma ormai ci siamo, il momento é giunto, le luci si spengono e gli Strokes montano sul palco. Un fascio di luci abbacinanti ci acceca, la partenza é un tornado sonico sui nostri timpani. Un lampo: é il riff di "Reptilia". A questo punto si scatena il putiferio. Un pogo selvaggio, gente che urla impazzita, io stesso perdo totalmente il controllo: il delirio totale, una bolgia. Il suono é semplicemente mostruoso, loro interpretano alla grande, l'impatto complessivo risulta vertiginoso. Casablancas saluta il pubblico in un francese strascicato, con un occhio di riguardo verso le fanciulle discinte della prima fila: la sua aria da bastardo strafottente non fa che accrescere il suo charme (tra l'altro, canta magnificamente). Il resto della band fila come un treno, smentendo categoricamente le accuse di eccessiva 'mollezza' on stage: questi macinano riff su riff senza pietà, altro che storie! Si prosegue con "Automatic Stop", impressionante il coro del pubblico sul refrain ("I'm gonna give it a break, I'm not your friend, I never was") e poi é la volta dell'"Age Moderne", come la presenta il vocalist. Si passa a "I Can't Win", nell'entusiasmo collettivo dei fan. E poi ancora "'What Ever Happened?", il singolo "12:51" (hanno suonato praticamente tutto "Room On Fire"), per giungere felicemente a "NYC Cops": e qua divampa il pandemonio! Un caracollare furioso, spintoni, ragazze che ti saltano letteralmente addosso, abbracci, si canta a squarciagola. A rincarare la dose, sopravviene addirittura "Soma", ed é proprio il sottoscritto a condurre le danze, saltando ed urlando come un indemoniato - si tratta di un brano che adoro letteralmente. L'aria é ormai irrespirabile, il fumo irrita gli occhi, il sudore scorre a fiumi, riesco ad indietreggiare per recuperare il fiato, mentre la band sciorina un'impeccabile "Under Control", che placa gli animi ormai scatenati. Altri highlight in arrivo, "Hard to Explain", "You Talk Way Too Much", "The Way It Is", la gettonatissima "Last Nite", addirittura un'inattesa cover di un classico dei Clash, "Clampdown". Il pubblico é tutto per loro, Casablancas annuncia una cover di Jaques Brel, poi si corregge, é Gainsbourg. Ovazione degli astanti. Il nostro ride di gusto, ammettendo di aver preso tutti per i fondelli: il pubblico rumoreggia, e lui risponde ai 'Booo' con un perentorio 'Fuck You!'. Per fortuna l'atmosfera si distende (per modo di dire) sulla scorta di una durissima "The End Has No End". Siamo quasi alla fine, Julian annuncia l'ultimo pezzo e ringrazia tutti. E' "Take It or Leave It"! Di colpo recupero le forze e decido di sfondare: devo arrivare in prima fila, é il momento che avevo tanto atteso! E dopo aver spintonato a destra e a manca una ventina di persone, ci sono: il riff di chitarra é magico e fuminante, e poi il refrain, ci abbracciamo tutti e saltiamo come molle urlando come degli invasati il mitico "I said just take it or leave it, and take it or leave it, and take it or leave it !". Casablancas scaraventa al largo l'asta del microfono, chitarre e basso vengono scagliate con violenza nei pressi della batteria, il concerto termina nel feedback più lancinante. Niente bis. Si riaccendono le luci: sguardi stravolti, facce madide di sudore, ma felici! Si sfolla lentamente: riesco a procurarmi l'ambita t-shirt e mi dirigo verso il metro' seguendo la fiumana di gente. Sono praticamente bagnato fradicio di sudore, fuori faranno due gradi, ma non sento più niente. Grandi sorrisi ovunque. Un concerto semplicemente magnifico, che non dimentichero' mai. Gli Strokes sono i veri Kings Of Rock'n'roll del nostro tempo, non ce n'é per nessuno. Assistere ad un loro concerto é un'esperienza sublime, una catarsi liberatoria che ti fa rinascere. La loro forza, oltre ad un suono praticamente perfetto, sta tutta nella set list: una sequenza di hit ferocemente coinvolgenti che pochissimi possono permettersi. Il delirio del pubblico, la follia che si é scatenata nella sala, la gioia esplosiva di tutti, si spiega anche cosi'. Una grandissima band, un concerto fenomenale, punto. Take It or Leave It!! Michele Dicuonzo