The Strokes - First Impressions Of Earth (2006) Rieccoli. Il gruppo rock più chiacchierato degli ultimi anni torna,e lo fa alla grande. I 5 boys from new york city sono tornati! Sarebbe giusto dire: ”the boys are back in town”. A non troppa distanza da Room on Fire arriva l’atteso cd degli Strokes ed è tutto fuorché una fotocopia degli altri due. Brillante,maturo,ben suonato. Sono i nuovi Strokes quelli che ascoltiamo, a tratti Hard Rock, a tratti romantici, spesso geniali. Un disco che lascia il segno già al primo ascolto. You Only Live Once è una perla. Gli “oh oh” di Julian rimangono nella testa all’istante, la chitarra di Nick Valensi dirige la melodia, quella di Hammond Jr. la accompagna e basso e batteria fanno il resto. Juicebox è aggressiva, violenta e immediata. “Everybody sees me,but it’s not that easy” canta Julian mentre Nick tira fuori un gran bel solo di chitarra, con tanto di effettistica mai usata negli altri due album. Heart in a Cage rievoca l’iguana dei bei tempi ma è solo un’illusione sonora. Ancora una volta Valensi sfoggia il suo talento mentre Julian se la canta alla grande. Razorblade è forse il pezzo che più ci ricorda gli Strokes del passato, e il solito grande Valensi, che in questo disco si supera, in una canzone che si regge su tre accordi semplicissimi. On The Other Side è semplice ma con un testo che dagli Strokes non ci saremmo mai aspettati.. “I hate them all/I hate them all/I hate myself for hating them/so I’ll drink some more/I love them all/I’ll drink even more/I’ll hate them even more than I did before”. Vision of Division è la perla (a mio avviso)di questo fantastico cd: c’è dentro tutta l’energia e il progresso tecnico degli Strokes, richiami alla musica indiana, un Albert Hammond Jr. in grande spolvero e Julian che canta come ai bei tempi… insomma, FANTASTICA! Ask Me Anything è il pezzo che più differenzia gli Strokes da qualsiasi altro gruppo nato dietro la loro scia. Mellotron e voce. Mai sentito. La poliedricità di Nick Valensi alla tastiera e la dolcezza di Julian alla voce. Un cocktail fantastico. Electricityscape è bella e con un bel testo, oltretutto ben suonata da Moretti, batterista che oramai ci ha dimostrato di non saper usare solo cassacharlestonerullante… Killing Lies e Fear of Sleep sono i pezzi meno brillanti di questo cd, ma solo perché in un album simile le altre canzoni sono su un livello ben diverso ormai. 15 minutes è particolare, la voce di Julian sembra quella di un irlandese uscito da poco da un pub, ma a me piace anche cosi. Lenta…poi veloce. Al primo ascolto non è facile da digerire, ma poi ci si abitua e si comincia ad apprezzarla. Ize of The World è fantastica. Strofa azzeccatissima, ritornello “mozzato”, assolo che calza a pennello, finale “mozzato”. Di nuovo: GENIALE. Evening sun è romantica, dolce e rilassante ed è come se idealmente ci stringesse la mano e ci portasse verso la fine di questo fantastico cd. In tutta tranquillità Julian canta e a noi piace anche cosi. Red Light è un misto di chitarre che si intrecciano, batteria che fa quel che vuole, basso che ogni tanto non c’è e testo da far venire i brividi. Uno dei pezzi migliori dell’album, purtroppo anche il pezzo di chiusura. È questo quello che chiedeva la gente? Un’evoluzione? Beh,molti di quelli che volevano il cambiamento e l’evoluzione dopo room on fire sono quelli che oggi li criticano per Ask Me Anything e Juicebox, che li odiano perché “COME LORO CE NE SONO MILIONI”, che dicono che non sono più gli stessi, sono quelli che dicono che “il solo di vision of division lo so fare anche io”, sono quelli che non si accontenteranno mai. Fottetevi. Gli strokes son tornati. E cazzo se sono ancora i migliori!