THE STROKES di Hamilton Santià Influenze – Television, Ramones, Cars 15/07/2006 Ore 20:03. Il pullman degli Strokes raggiunge il palco principale del Traffic Festival. Lo attende una folla adorante che occupa l’area del concerto sin dalle prime ore del pomeriggio. Strokesmania, penso, e un po’ mi viene da ridere. In sei anni, questi cinque ragazzi di New York sono entrati nell’immaginario collettivo della cultura popolare del nuovo millennio grazie ad un rock’n’roll che quando ti prende, non ti molla più. Potrebbero essere spocchiosi, tirarsela, trattarti di merda perché sei un solo un altro giornalista che fa domande inutili su cose di cui non hanno voglia di parlare. E invece no. La chiacchierata con Julian Casablancas (voce) e Albert Hammond Jr. (chitarra) si rivela distesa ed amichevole. Ti mettono a loro agio e hanno voglia di scherzare e di divertirsi. "Siamo solo ragazzi", sembrano voler dire. Non male, per delle rockstar. NON VI ANNOIA QUESTO TRAN-TRAN PRE-CONCERTO? INTERVISTE SU INTERVISTE IN OGNI CITTÀ? J: Io in realtà non vedevo l'ora di fare un'intervista. Infatti mi sa che questa è la prima, vero? A: Non so, immagino tu lo sappia meglio di me. J: Beh, non mi ricordo. Però questo non vuole dire che non voglia farla, sto scherzando. QUESTA E' UNA DELLE ULTIME DATE DEL TOUR, VERO? A: Non esattamente. È tra le ultime in Europa. Per dire, fra un mese siamo in Australia. E FINO AD ORA È ANDATO BENE? J: Alla grande, sì. QUALI SONO LE DIFFERENZE TRA QUESTO TOUR E QUELLO DI QUESTO INVERNO? A: Non ci sono molte sorprese. Insomma, le canzoni sono quelle. Però noi siamo più a nostro agio e lo show in sé è rodato, ormai. Riusciamo sempre a decidere la scaletta migliore. Alla fine è solo una questione di confidenza. [Julian si mette in posa verso un capannello di fan che scatta delle foto da una collinetta.] SONO QUI DA QUESTA MATTINA (i fan, ndr). UN'ORA FA HO VISTO UN MIGLIAIO DI PERSONE CORRERE ALLA MORTE VERSO LA PRIMA FILA NON APPENA HANNO APERTO LO STAGE. J: Veramente? GIÀ. COME TI RELAZIONI ALLE ASPETTATIVE DEL PUBBLICO? COME VI SENTITE QUANDO CI SONO MIGLIAIA DI PERSONE CHE SONO LÌ SOLO PER VOI? NERVOSI? J: Nervosi no, non direi (ride, ndr). Cerco sempre di essere al top della forma. Sai, quando salirò su quel palco canterò per cercare di cambiar loro la vita (sorride ironico mentre gli arriva un sms con un suono simile a quello di una sveglia, ndr). Beh, tempo scaduto (finge di andarsene ridendo, ndr). VE LO CHIEDEVO PERCHÉ LO SCORSO DICEMBRE, A MILANO, MI SIETE SEMBRATI UN PO' NERVOSI. A: Ti ricordi di Milano? J: Sì, quel locale gotico (il Transilvania, ndr). Avevamo coperto le pareti con delle lenzuola bianche. Era pazzesco. Ti ricordi no? Sai, poi sono arrivate certe persone nel backstage... A: Vero! Il palco era molto piccolo. E poi sono arrivati i Muse. Comunque no, non eravamo nervosi. Oppure non ricordo. ORA SIETE DELLE ROCKSTAR. COS'È CAMBIATO RISPETTO AI VOSTRI INIZI? J: Ora penserai ti stia prendendo in giro ma non lo so. Sul serio. Probabilmente siamo più vecchi. Riusciamo a capire meglio le situazioni della vita di una band. Sai, capire come organizzare un tour, renderlo confortevole e divertente... sia per noi che per il pubblico, s'intende. FORSE SCRIVETE CANZONI PIÙ MATURE. FIRST IMPRESSIONS OF EARTH È MOLTO DIVERSO RISPETTO AI PREDECESSORI. VOI SIETE MIGLIORATI E IL DISCO È PIÙ PRODOTTO. J: Beh, abbiamo solo fatto quello che volevamo fare. A: Ma ti riferisci alle sonorità o... A TUTTO. ALLE CANZONI, ANCHE ALLE SONORITÀ. MAGARI È IL CAMBIO DI PRODUTTORE… A: Guarda, abbiamo cominciato a fare cose diverse con lo stesso produttore (Gordon Raphael, produttore dei primi due dischi, ndr) e siamo finiti a fare cose diverse con un diverso produttore (David Khane, ndr). Alla fine il disco è uscito così e non so se considerarlo effettivamente più maturo. Certo non ora. Magari quando avrò quarant'anni dirò che sì, effettivamente è più maturo. LO DICEVO PERCHÉ CI SONO PIÙ STRATI DI STRUMENTI, PIÙ CHITARRE, PIÙ IDEE... A: E secondo te questo ha a che fare con la maturità? SÌ. ALMENO PER QUANTO RIGUARDA LE STRUTTURE DELLE CANZONI... A: Non penso si dovrebbe parlare tanto della struttura di una canzone. Le nostre canzoni hanno sempre avuto una struttura molto semplice e, insieme, molto forte. Un tipo di rock che esiste dai tempi dei Sonics. Alla fine è solo musica, capisci? Non è niente di cui parlare seriamente. FORSE PERÒ, QUESTA VOGLIA DI CAMBIARE NASCE DAL VOSTRO RISENTIMENTO NEL LEGGERE SEMPRE GLI STESSI NOMI SULLE RIVISTE. VOGLIO DIRE, SEMPRE I TELEVISION DI MEZZO... A: Ho un bell'aneddoto sui Television. Una volta siamo andati a vederli live e ad un certo punto, verso la fine, hanno fatto un pezzo molto lungo che ha fatto mormorare a Julian: "The End Has No End”. J: Eh sì. Era quel tipo di canzone che sembra dire (imposta la voce, ndr): "La canzone è finita.... ora. Ma non è finita... siamo ancora qui. Ora finisce. Ora. Forse..." e poi arrivano la batteria e la chitarra a chiudere la canzone, che poi forse, alla fine, finisce sul serio. Per questo poi mi è venuto in mente che the end has no end... bah, dammi quest'affare (finge di strapparmi via il registratore e poi si mette a ridere, ndr). QUINDI CONFERMATE DI AVER ASCOLTATO I TELEVISION SOLO DOPO AVERNE LETTO SUI GIORNALI? J: No, in realtà non ho mai ascoltato i Television. A: Diciamo che non occupano un posto fisso nel mio stereo. J: Poi, comunque, ho ascoltato Adventures prima di Marquee Moon. Forse è per questo che continuano a non restarmi in mente. ALLORA QUALI SONO STATE LE BAND CHE VI HANNO ISPIRATO AL PUNTO DA METTERE IN PIEDI UNA BAND? A: Sai che non me lo ricordo? Chissà a cosa diavolo pensavo in quel periodo. C'erano un milione di cose e non ho mai pensato ad una cosa tipo: "Ricordatelo! Perché fra qualche anno verranno a chiedertelo!" (ride, ndr). Semplicemente, mi piaceva quello che gli altri stavano facendo e volevo farne parte. So che volevo fare musica, ma non mi ricordo l'esatto momento della folgorazione. Pensavo a troppe cose, tipo come avrei dovuto lasciare la mia fidanzata dell'epoca... AVETE GIÀ COMINCIATO A LAVORARE SU DEL NUOVO MATERIALE? A: (rivolgendosi a Julian, ndr) Hai cominciato? J: Cosa? A: Il quarto album. J: Uhm... non lo so (!?, ndr). Comunque, fosse per me, sarebbe già finito, ma dobbiamo considerare tutte le dinamiche di un gruppo. In effetti io sto già lavorando al quinto disco. [Sto al loro gioco. Questa cosa tornerà parecchio nell'intervista.] COME STA VENENDO? J: Beh sai, sarà una svolta completa. Il quarto album era una specie di partenza per raggiungere un risultato che arriverà poi nel sesto disco. In effetti ora stiamo riscoprendo le nostre radici. [Le migliaia di persone del pubblico rumoreggiano con costanza.] VI PIACCIONO I FESTIVAL? J: Come ascoltatore? SÌ, MA ANCHE COME MUSICISTA. J: Come ascoltatore non ci sono mai stato. Sai, negli Stati Uniti non abbiamo festival così. Abbiamo un sacco di concerti, ma nessun festival modello: "risparmia i soldi e goditi un weekend di sola musica". Fra qualche giorno suoniamo a Benicassim. Lo conosci? SÌ. PENSO SIA UNO DEI MIGLIORI FESTIVAL DEL MONDO. L'AMBIENTE E L'ATMOSFERA SONO DAVVERO UNICI. CI VA GENTE DA TUTTA EUROPA. A: Ho sentito che c'è una piscina enorme per gli artisti, dell'ottimo cibo e i concerti rock all'una di notte. Pensa che Brian Wilson ha suonato Pet Sounds dall'una alle due. Dev'essere stata un'esperienza fantastica. Avrei voluto esserci... I DINOSAUR JR. L'ANNO SCORSO HANNO SUONATO ALLE DUE DI NOTTE. J: Il primo concerto che ho visto era dei Dinosaur Jr. LI HAI VISTI CON LOU BARLOW O ERA GIÀ LA NUOVA FORMAZIONE? J: Non me lo ricordo. A: Lou Barlow l'hai visto con me al Troubadour (un locale di New York, ndr). Ti ricordi? Era coi Sebadoh e c'erano i Beachwood Sparks ad aprire. J: Era il 1993. ALLORA NO. LOU BARLOW HA MOLLATO NELL'88. A: 1988? Ma davvero Lou Barlow ha suonato nei primi dischi dei Dinosaur Jr.? Quali? DINOSAUR, YOU'RE LIVING ALL OVER ME E BUG. POI HA MOLLATO PERCHÉ CONSIDERAVA J MASCIS UNA SPECIE DITTATORE. A PROPOSITO, CHI È IL DITTATORE DEGLI STROKES? SEI TU (A JULIAN, NDR)? J: Sì, forse hai ragione. Ma non mi vedo bene come dittatore. A: Forse è tua moglie, la dittatrice (risate collettive, ndr). VE LO CHIEDO PERCHÉ SONO CURIOSO DI SAPERE COME NASCONO LE VOSTRE CANZONI. A: Fa tutto Julian. Io non faccio niente. Non alzo un dito. In realtà io incoraggio. Lo guardo e gli dico: "Ehi amico, ce la puoi fare!" OVVIAMENTE LO STAI INCORAGGIANDO PER IL DIFFICILE QUINTO ALBUM. A: Beh, certo. MA ALLA FINE, PERCHÉ AVEVATE SMESSO DI LAVORARE CON NIGEL GODRICH QUALCHE ANNO FA? J: Alla fine ci siamo resi conto di appartenere a due mondi completamente diversi. Noi ci siamo rivolti a lui perché volevamo okcomputerizzarci, ma lui ci vedeva più come una live band. Ci diceva: "Entrate lì dentro e suonate tutti assieme. Mi occupo io del resto." Sai, noi volevamo fare alla vecchia maniera, prima il lavoro di batteria e tutta quella roba lì. Ma lui voleva registrarci insieme per lavorare sui suoni solo in un secondo momento. Noi, invece, eravamo intenzionati a cambiare le parti che non ci piacevano subito. Mentre registravamo, non nel mix. Certo, Nigel è un tipo molto professionale e competente ma sembrava non avere stimoli, mentre lavorava con noi. Quindi alla fine gli abbiamo detto: "Dimentichiamoci questa collaborazione, faremo a modo nostro". E CHE FINE HA FATTO IL TANTO PAVENTATO DISCO DAL VIVO? J: E' semplice. Alcuni di noi volevano farlo, altri no (si prende qualche secondo di pausa, ndr). Io lo volevo fare. [Albert alza la mano come per dire "Anche io".] QUESTA È L'ULTIMA DOMANDA, COME VEDI STANNO ARRIVANDO ALTRI GIORNALISTI... J: Già. Avete fatto una lotta mortale nel backstage per decidere chi sarebbe venuto per primo? SÌ, UNA SPECIE… DUNQUE, CHE PROGETTI AVETE PER IL FUTURO? SAI, IL SETTIMO ALBUM. J: E' assolutamente segreto. Non ne parliamo mai (ridacchia, ndr). Seriamente, dipendesse da me, lavorerei subito al nuovo disco. Ma dobbiamo prima terminare il tour e poi prenderci cura di noi stessi. Sai, fare cose tipo andare a ballare o fare un film. Ehi, mi piacerebbe molto fare un film! Non abbiamo progetti e probabilmente finiremo a camminare per Central Park senza far niente.